Un piccolo sorriso di scorta. Napoli ti cambia la vita !

Organizzare Vinoforum è sempre una sfida.

La grande fatica che costa, a me ed al mio staff, viene ripagata non solo dal successo della manifestazione ma anche dall’ opportunità di conoscere molte persone interessanti.

Fra la variegata umanità che ho incontrato, quest’ anno, qualcuno mi ha letteralmente… rubato il cuore.

Sto parlando di tutti i campani che ho avuto modo di avvicinare.

In realtà ho sempre nutrito una spiccata simpatia per “napoletani e dintorni”, tanto che, qualche anno fa, ho deciso di legare la mia vita, mi auguro indissolubilmente, ad una figlia di quelle terre…

La fortunata edizione di quest’anno, nella quale la pizza ha rappresentato una delle proposte gastronomiche più interessanti mi ha dato modo di trascorrere parecchio tempo con i mastri pizzaioli campani.

Ancor più di prima, in me, si è radicata l’ idea di quanto i napoletani siano gente d’ eccezione.

E più il tempo passa, più ho modo di approfondire le conoscenze, più sento, in qualche modo di appartenere allo loro cultura, anche se ho radici diverse.

Penso che sentirsi napoletani sia un moto dell’ anima e che non sia strettamente necessario che i tuoi documenti dimostrino che sei nato da quelle parti.

Esserlo è un’ inclinazione naturale, una predisposizione, una sorta di talento attraverso il quale si percepiscono il mondo e le cose e la maniera con la quale con esse ci si mette in relazione.

Cominciando dai profumi e dai colori del loro cibo per continuare con la generosità, la cordialità con la quale ti accettano nel loro nucleo.

Quasi fossi un nuovo figlio o un fratello, con la semplicità che solo i grandi uomini posseggono e che ti fa sentire dopo pochi minuti parte integrante di una comunità con cui, per una strana alchimia, ti sembra di condividere da sempre un forte ed indissolubile senso di appartenenza.

A quanti li irridano e li disprezzino, i napoletani possono contrapporsi con la forza del loro bagaglio di storia, di cultura e di arte, oppure in modo più candido ed immediato, con il “sorriso di scorta”.

Il sorriso di riserva che sono sicuro ciascuno di loro ha nel proprio bagaglio, quello che sfoderano quando” adda’ passà la nuttata”, nei momenti tragici, ed è necessario farsi forza e trovare in sé risorse per andare avanti.

Essere napoletani, al di là di ogni angusto stereotipo, vuol dire per me avere una marcia in più, praticare una filosofia di vita improntata alla spontaneità, alla relazione con gli altri, all’ apertura.

C’è posto anche per l’ironia, per l’ antica saggezza, l’intuizione, la tradizione, il sacro, il profano e tutte le sfaccettate sfumature che dell’ animo umano fanno parte.

Una volta mi capitò di leggere, in un pezzo di Pasolini, che i napoletani sono come una grande tribù.

Se avrete la fortuna di essere accolti, vi troverete una delle merci più rare e preziose in questo buio momento della nostra cosiddetta civiltà: l’ inestimabile ed autentico calore umano.