Pipì di gatto, stallatico o  “merde de poule”, effluvi vari, sono, purtroppo, tutte varianti per farvi apprezzare vini in verità fallati.

L’unico modo per districarsi in questo mare magnum di grossolane baggianate è studiare, bere bene e sperimentare, con la profonda consapevolezza di ciò che si beve e con la conoscenza di alcune regole di base che sono fondamentali.

È un po come praticare uno sport, se non ci si impegna partendo dai fondamentali non si va da nessuna parte, con il risultato di essere presi in giro dal resto dai colleghi e dai compagni, purtroppo anche quelli di squadra.

Partìamo dunque dall’idea che un vino biodinamico, per essere tale, non debba necessariamente essere torbido, poco cristallino e debba puzzare. Al contrario: un buon biodinamico può essere brillante, limpido ed avere tutti quei meravigliosi profumi che appartengono alla famiglia dei tanti sentori che ha un buon vino che non lo sia.

Addirittura, ho sentito parlare di “puzza nobile”… Ma per favore, da quando una puzza ha acquisito titoli gentilizi?

Pensate ai principi della biodinamica, all’azione dell’uomo nel creare vini con questo metodo  assicurando la fertilità della terra, accrescendola di materie nutritive, mantenendo sane le piante in modo che possano resistere alle malattie e ai parassiti, producendo un prodotto di qualità più alta possibile , vendemmiando al momento giusto e poi, dopo un’adeguata fermentazione lasciare che la saggia madre natura faccia il proprio corso.

Il risultato di tutto ciò non può essere che un vino pulito, brillante e profumato, non un’ accozzaglia di errori e mezzucci che alcuni tenteranno di vendervi come “caratteristiche varietali di un vino.”

Concedetevi una piccola vacanza nella Loira, sono certo che capirete…