Sono fatto così, non ci posso fare niente.

Passo il mio tempo alla ricerca di nuove emozioni, in qualsiasi ambito possa trovarle.

È una tematica forte della mia vita, personale e professionale.

È come una febbre e forse anche un dono; è qualcosa che arde, a volte è una piccola brace, altre volte divampa. E mi piace chi ricerca, studia, va avanti, si migliora, cade e trova la forza di rialzarsi. Apprezzo chi lo fa per crescita personale, chi nelle cucine suda ancora e anche quando è all’apice della carriera crea un sapore per regalarlo agli altri: un dono, senza secondi fini, qualcosa di prezioso perché è costato sforzo, fatica e cervello e non chiede nulla in cambio perché è il frutto di un moto interno, personale, in grado di muoversi autonomamente sotto la spinta della creatività, della ricerca di un positivo cambiamento, talmente autoappagante che non ha bisogno di spinti egocentriche o arrivistiche per mettersi in moto.

Uno dei mondi che attualmente vive grandi mutamenti è quello della pizza, le cui solide radici affondano nella nostra tradizione e a volte mi chiedo se non la si stia eccessivamente snaturando.

Esistono cose che nascono perfette. Sono poche e come tali preziose, niente e nessuno potrà migliorarle perché sono ineccepibili così, e metterci le mani può essere uno scempio. Sono le cose più semplici ad essere perfette: la corolla di un fiore, il disegno di una ragnatela, e , perché no, una pizza.

Andando in giro ho scoperto che c’è un posto dove la pizza custodisce le emozioni.

È un luogo dove il tempo è sospeso, è un fermo immagine, dove la ricerca e la creatività non ignorano le radici che affondano nel passato ma ne traggono linfa, e vita, ed energia e l’innovazione è parte di questo tempo sospeso tra ciò che è stato e quello che sarà e crea un mondo nel quale tutto può coesistere, in grande armonia, e passato e presente danzano sulle note di una musica che rende ciò possibile: la semplicità

Tutto ciò avviene in una casa, a Tuoro in provincia di Caserta.

Non vi svelerò il nome; vi lascio immaginare  i profumi della panificazione, i grati odori del passato che aleggiano sul ponte lanciato verso la modernità e chi con umiltà e dedizione, lavora lì, ogni giorno.

È un giovane, di prima generazione, eh già, di prima generazione, perché in questo paese martoriato c’è ancora chi si mette in gioco e rischia, investe su se stesso inventandosi una professione, e ci prende per mano accompagnandoci in un incantato viaggio nel territorio, ma quello vero, non teorizzato dai soliti bla bla ma tangibile, e pulsante, e vivo.

E’ una pizza magica, che incanta il palato e lascia senza parole ed esprime l’essenziale eleganza che è propria della sobrietà.

Niente cornicione, niente carro. Una pizza con una personalità talmente forte che dal primo boccone mi ha fatto venire in mente, non so perché, la frase di un grande architetto “Less is more”.

Una fusione magica di materie prime e grande maestria che mette nel piatto sapori indimenticabili e la leggerezza di una nuvola.

Di più non posso dirvi, per capire bisogna assaggiarla.

A voi, non resta che andarla a cercare…

Buon appetito