Io ci sono stato nelle terre di Barolo.
Ho camminato fra le vigne del Barolo e nel farlo a ritroso ho visto le orme delle mie scarpe.

Impronte che sarebbero state cancellate dalla prima pioggia. Come se non fossi mai passato fra quei filari ordinati, in fila come soldatini.

Eppure,  quella sensazione la ricordo ancora e la custodisco con cura, come si fa con le cose preziose.

Ci ho camminato a lungo sulla terra dove nasce il Barolo. In una mattina di nebbia, da solo, avvolto da una coperta di latte.

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La prima cosa che mi torna in mente è il sentore dell’umido e di ciò che genera, i funghi, i tartufi e di tutte le essenze che vengono dalla terra bagnata. Terra ed acqua, una unione generatrice e feconda senza la quale sarebbe impossibile la vita.

Le colline del Barolo si rincorrono in un paesaggio che si sussegue, hanno la grazia e la rotondità del seno materno. E il Barolo è il loro figlio prediletto.

Si dice dei piemontesi che siano riservati, eleganti ed austeri. Ciascuno di noi ha dentro la matrice della terra in cui è nato che ci semina dentro odori, paesaggi, sapori. Ci marca in un modo profondo ed intenso e crea un legame indissolubile quanto inconsapevole.

E il Barolo non poteva che essere piemontese, perché di questa terra di cui si è nutrito e di questa gente ha le caratteristiche.

Potrei parlarvi dei sentori, del corpo, (qui mettici tu le peculiarità che si ricercano nei vini, io non li so).

Potrei, certo. Ma sarebbe accademico, ripetitivo, noioso. Potreste saperlo dai libri, da internet, dal tipo dell’enoteca. Sarebbe un elenco di parole. Utili, per carità. Non è che ne disconosca l’utilità, è che mi interessa dirvi altro.

Il nostro amico Barolo non è uno facilissimo da capire, un po’ proprio perché è un piemontese, un po’ perché è uno si si rivela solo a chi sa apprezzarlo. È anche facile che non piaccia subito. Può essere ostico, si possono trovare difficoltà, può sembrare un tipo snob, un po’ sulle sue, uno che non si concede a tutti, che detesta fare il piacione, che non si impone a simpatiche pacche sulle spalle.

Il Barolo è un distinto signore elegante che fuma sigari pregiati davanti al caminetto, che fa il baciamano alle signore. Ha una voce calda, profonda come la carezza di un amante. Parla poco, ma quando lo fa incanta tutta la platea. È affascinante, colto, riservato.

Provate a versarne un calice a chi non apprezza e non conosce il vino e fate una statistica. Ai più, non piacerà. Bisogna entrarci in comunicazione con il Barolo, farci amicizia, aspettare. Insomma, bisogna aver pazienza, dedicargli il giusto tempo, corteggiarlo come si fa con le donne, saper aspettare che si riveli.

Ma se non siete partiti da lontano, dalla terra scalzata dalla forza del suo vitigno, se non l’avete calpestata, quella terra, se non ne avete preso una manciata e affondato il vostro naso su quel suolo, non lo capirete mai fino in fondo, il Barolo.

Io l’ho fatto e ne ho catturato l’anima.