Beh è il caso di dire che l’ uva del vulcano, è un vulcano di uva e l’etna rosso è il vino del futuro.

Quando sei lì, anche se non lo vedi, il vulcano lo senti. Senti che c’è.

Incombe.

E tu speri che mantenga il suo buonumore. Se rimani per qualche tempo ti abitui, cominci a chiamarla ” la montagna” come sento dire dalla gente di qui, impari a fidarti e quasi quasi ti sembra un nume tutelare, messo lì a proteggere l’isola, dimenticandoti che, in qualsiasi momento può deciderne le sorti.

E se dovesse girargli male?

Basterebbe un suo starnuto, perché tutti si ricordino il giorno in cui l’ Etna prese il raffreddore.
La cosa più straordinaria del vulcano, per me che vulcanologo non sono, è che abbia una così stretta connessione con le viscere della madre terra e da quelle viscere vengano doni.
Al pari del Nilo, che straripando regalava limo alla terre rendendole fertili, l’ Etna dona  una terra meravigliosa, scura, potente, che si fa grembo stimolante e difficilmente nutriente per le viti.

I vitigni, oltre che essere situati sulla fascia pedemontana salgono, anche ad altezze ragguardevoli.

Affondano le radici su un suolo antico dall’ odore peculiare che trasmette ai frutti tutti i sentori e i minerali che ritroviamo nel bicchiere.
Qui nasce l’Etna rosso.
Generato da viti tenaci che passano da giorni roventi e fredde notti, accarezzate instancabilmente dalle mutevoli brezze del mare, parlano linguaggi diversi, perché diverse sono le esposizioni.

Già da giovane esprime un’eleganza e una sostanza che lo destinano alla longevità, gli permetteranno di invecchiare bene e di trasformarsi in un grande vino.
È fruttato e minerale, ha i sentori ematici del ferro, quelli dello zolfo e del fumo.
Sotto il vulcano che borbotta e mostra il pennacchio perché nessuno mai dimentichi il suo potenziale distruttivo, antiche generazioni di uomini hanno piantato e coltivato la vite che dai suoi piedi sale ad abbracciarne i fianchi.
Fra il profumo dolce della zagara e le piante del fico d’ india, in un eterogeneo consorzio di odori e colori, l’ Etna rosso, il mio preferito, viene alla luce.

Un vino del futuro, un inconsapevole patrimonio purtroppo insufficientemente valorizzato.